lunedì 12 novembre 2007

#15. Teatro d'Improvvisazione


Che magari succede un tardo pomeriggio di tornare a casa dopo una giornata normalmente lineare. E che magari non hai tempo di buttare lo zaino per terra che ti arriva un cocktail. Alle cinque e mezza, manco fosse la merenda.
Compleanno del prossimo inquilino, cioè quello che verrà dopo di noi. Già frequenta le stanze, si propone in anteprima. Ovviamente non richiesta, ma è un bravo ragazzo, timidamente nascosto sotto un costume di muscoli.

Si chiacchiera, si partecipa come si può – improvvisati e confusi – a questo party a base di stuzzichini e torta ricevuta per posta celere. Poi, nel tripudio d’omossesualità (ed è in momenti come questo che canticchio quella canzone di Elio), appaiono un paio di ragazze. Attenzione: pare che a questi giovanotti non vadano molto a genio le lesbiche. Il motivo ancora non mi è chiaro, ma indagherò. Quindi due signorine eterosessuali (finalmente) che apprezzano immediatamente la nostra italianità misto “siamo straight e siamo cool”. Ci si intrattiene, ma il problema si pone subito: che si fa? Una carina quanto basta per tirare un sospiro di sollievo, l’altra, purtroppo, non ci siamo. Eh no, non ci siamo. La matematica, va da sé, ci insegna che 2 più 1 fa threesome. E magari anche no. Il cinema ci racconta che va sempre a finire male, da Jules et Jim a Y Tu Mama Tambien, fino ai video di Youporn (la battuta ce la dovevo mettere, ridiamo assieme).

Per farla breve, ci tocca il bim-bum-bam. Ma che tristezza, ma che spreco, ma cosa sta facendo questo biondo di due metri? No, scusa, non ballo. Ma se ti va, possiamo parlare del caro-prezzi.

Ad ogni modo, lascio in sospeso il finale della sorte, cioè di quel “chi se la piglia”. Passo volentieri, invece, ad approfondire l’altra, la bruttina con tanta grinta. Ci proponiamo come cuochi, o come apri-porte o battiscopa quando scopriamo che è la produttrice di Clooney. George, l’ormai talentuoso regista di Good Night & Good Luck e di altre cosette. Melinda, così si chiama, si è occupata della produzione di un fottio di immagini in movimento, tra cui i Power Rangers. Incredibile, nel bel mezzo di un party non atteso, non voluto, non contraccambiato, ecco che ti ritrovi a parlare e a fare lo sciocchino con una donna in carriera amica del festeggiato. Bravo lui, che l’ha invitata sapendo del nostro stato instabile e brava lei, che ci vuole portare alla festa del suo amico MySpace e a visitare gli studios approfittando dello sciopero degli scrittori.

Per adesso siamo ancora a casa, ma sono ottimista, almeno questa volta. Mangio burritos che non so neanche perché mi stuzzichino così tanto, però non ne posso fare a meno. Ce ne sono un sacco di varianti, tutte pasticciate, un pò cucina macinata alla buona, ma come ignorare il risultato? Una bomba.

Il burrito è sempre all’altezza, un pasto che non tradisce le aspettative. Ce n'è uno per colazione, eggs/bacon/potatoes, per pranzo, più fantasioso, e come snack, o per cena. C’è sempre. L’amico che ti trovi nel piatto.

Si prova un po’ di tutto, si cerca di vivere la città come un normale individuo della zona. Così, con un inglese ormai assimilato e senza un’occupazione precisa, è tutt’altro che semplice, ma pian piano le cose si stanno sistemando. Peccato, manca poco al ritorno nella penisola dei famosi.
Uscire a LA è impegnativo. Immaginate la Lombardia come un’enorme città. Ecco Los Angeles. Muoversi da queste parti è come andare a Milano a comprare le scarpe, fermarsi a Brescia per uno spuntino, poi passare a Mantova per incontrare alcuni colleghi ed infine tornare a casa, per esempio a Como. Sostituite le suddette con Beverly Hills, West Hollywood, Inglewood, Santa Monica e ci siete quasi.
L’unica risorsa è l’automobile, le arterie di questa città ne assimilano in dosi esagerate, o il taxi. Senza metropolitana e con un sistema di bus che francamente inganna, di camminare non se ne parla. Ho contato cinque scooter in 2 mesi. Ci sarà una località anche per loro, qua è sempre così.

Quindi si vive a coito interrotto. Si fa tutto mai abbastanza. Poi capita di fare troppo, e allora ci vogliono un paio di giorni di isolamento per tornare alla propria personalità.

In casa c’è un cane, Lola, arrivato senza bussare. Con arroganza. Rhumba, il nostro socio della cricca, pare aver accettato senza indugi la nuova indesiderata. Starei ad osservarli per ore, hanno una logica tutta loro. Una socialità che andrebbe presa d’esempio, soprattutto per le giovani coppie. Rhumba e Lola si rispettano, e sanno quando è il momento di rintanarsi ognuno nel proprio guscio. Lei è la tipica ragazza timida e in conflitto con l’aspetto troppo pettinato. Vorrebbe parlare di Kant, le tocca leccarlo sulla schiena. Lui è confuso, nel pieno della sua fase ormonale, potremmo dire che non capisce più un cazzo. Poveretto, quanto lo comprendo. È distratto, non riesce a gestire la stagione dell’amore.

Josh, il roomate noto per le sue massime sul rapporto vita-party, me ne ha donata un’altra. Erano le quattro di mattina, di ritorno da una serata che lasciamo in fuoricampo. Dopo due ore aveva un aereo per Chigago, festival del cinema, il corto del suo amico in concorso (e noi si tifa per lui, deus ex machina di un film che mescola Lynch, omosessualità e bibbia in una Los Angeles sorda). Ebbene, giustamente non si preoccupava del fatto che, magari, era ora di dormire. No, al contrario è uscito di nuovo (e lì l’abbiamo salutato) per un altro happening su qualche collina o non so.

Alla domanda “Hey Josh, ma domani come fai? Una dormitina? L’aereo? Eh?”, il ragazzo risponde con tono signorile: “You live once!”.

Grazie. Un supereroe che, a quanto pare, in nome della festa è comunque riuscito a partire non si sa come. Il suo metabolismo è un mistero, ma finora non l’ha mai tradito. Superpoteri.
Tuttavia il PartyBoy comincia a sentire il peso delle responsabilità. Nel suo scaffale è apparso un libro che suona come criptonite per Superman.

“How To Stop Drinking”, dello stesso autore di “How To Stop Smoking”.

In uscita, dopo questi due bestsellers, anche “How To Stop Reading My Books”.
Lo sto scrivendo io, sotto copertura e anche sottovuoto.

Alla prossima.

1 commento:

Anonimo ha detto...

no stop to drink
no stop to read your books
no stop to write my songs
no stop to fuck and love
no stop to live!