
Gli americani non hanno croissants. Hanno torte salate che sembrano brioche. E le chiamano, ovviamente, French Croissant.
Mangiandoli, si prova un’inusuale sensazione di vuoto.
Ora, io non so come questo sia possibile, certamente rimango quantomeno sconvolto, nel rendermi conto che tutto ciò, non era necessario.
Tuttavia, passiamo a Hollywood.
In due parole: se in corso Buenos Aires ci fosse Gardaland. Oppure, tra il foot locker e H&M ci fossero i Corsari. O tra una gelateria upple-class e un gioielliere girasse lo space-vertigo. Fate voi.
Eppure, c’è qualcosa di affascinante. Notare, per esempio, il museo degli studios. L’intero corridoio del “Silenzio degli Innocenti”. Passandoci attraverso, così, per caso, camminando, si recita. Come Jodie Foster. Poi mi spavento. Mi vedo fotografato e non mi riconosco. Dico: “è un americano!”.
Il problema, signori, è che comincio a chiedermi se questa situazione non sia paradossale. Parlo col punto esclamativo. Brutto segno.
Hollywood Boulevard non è altro.
Poi c’è la cittadina, Hollywood, quella con le case e la gente che va al supermercato. O in macchina, sempre. Lì è tutto diverso. Più calmo. Meno spiacevolmente alieno. I viali sono alberati e i cittadini non occupano il marciapiede. Mi pare giusto.
Dobbiamo ancora visitare i loro studi Universal, Paramount, la loro Cinecittà. Quindi, forse, la promuovo.
Ultime notizie da Beverly Hills: nei pressi di Rodeo Drive un gruppo di camerieri messicani rincorre, uscendo dal locale, un un uomo, probabilmente ubriaco, che mostra violenza. Lanciano sedie. Sgabelli. Ribaltano un (enorme*) cestino. Io ero lì, a mezzo passo. Mi sono, garbatamente, spostato, e ho lasciato spazio ai ragazzi. Che giocavano, per carità.
Quando è arrivata la polizia, le pattuglie della polizia, i pompieri, ho realizzato che mi ero sbagliato.
La situazione era pesante. Per strada. A Beverly 90210.
Ma…Brandon? Dylan? E Kelly? No no, qua c’erano solo negozi, e gente attillata sul viale.
Fortunatamente, poco più in là, c’era il KTLA. Una splendida mediateca multimediale. Milioni di ore di palinsesto americano. La storia in video della loro televisione.
Uno spasso. Gratis!
Pulito, ordinato, sereno. L’oste era veramente cordiale.
Nei prossimi giorni proverò a scrivere un racconto, come inventato, di un folto gruppo di militari indonesiani attratti da un divano. Brutto.
Vi saluto e abbraccio, allegandovi gli auguri di un signore sudatissimo, colante, che corre e fa ginnastica autustica per strada. Divino. E inquietante.
Soprattutto la famigliola che gli passava accanto.
Ma, questa, è un’altra storia.
Mangiandoli, si prova un’inusuale sensazione di vuoto.
Ora, io non so come questo sia possibile, certamente rimango quantomeno sconvolto, nel rendermi conto che tutto ciò, non era necessario.
Tuttavia, passiamo a Hollywood.
In due parole: se in corso Buenos Aires ci fosse Gardaland. Oppure, tra il foot locker e H&M ci fossero i Corsari. O tra una gelateria upple-class e un gioielliere girasse lo space-vertigo. Fate voi.
Eppure, c’è qualcosa di affascinante. Notare, per esempio, il museo degli studios. L’intero corridoio del “Silenzio degli Innocenti”. Passandoci attraverso, così, per caso, camminando, si recita. Come Jodie Foster. Poi mi spavento. Mi vedo fotografato e non mi riconosco. Dico: “è un americano!”.
Il problema, signori, è che comincio a chiedermi se questa situazione non sia paradossale. Parlo col punto esclamativo. Brutto segno.
Hollywood Boulevard non è altro.
Poi c’è la cittadina, Hollywood, quella con le case e la gente che va al supermercato. O in macchina, sempre. Lì è tutto diverso. Più calmo. Meno spiacevolmente alieno. I viali sono alberati e i cittadini non occupano il marciapiede. Mi pare giusto.
Dobbiamo ancora visitare i loro studi Universal, Paramount, la loro Cinecittà. Quindi, forse, la promuovo.
Ultime notizie da Beverly Hills: nei pressi di Rodeo Drive un gruppo di camerieri messicani rincorre, uscendo dal locale, un un uomo, probabilmente ubriaco, che mostra violenza. Lanciano sedie. Sgabelli. Ribaltano un (enorme*) cestino. Io ero lì, a mezzo passo. Mi sono, garbatamente, spostato, e ho lasciato spazio ai ragazzi. Che giocavano, per carità.
Quando è arrivata la polizia, le pattuglie della polizia, i pompieri, ho realizzato che mi ero sbagliato.
La situazione era pesante. Per strada. A Beverly 90210.
Ma…Brandon? Dylan? E Kelly? No no, qua c’erano solo negozi, e gente attillata sul viale.
Fortunatamente, poco più in là, c’era il KTLA. Una splendida mediateca multimediale. Milioni di ore di palinsesto americano. La storia in video della loro televisione.
Uno spasso. Gratis!
Pulito, ordinato, sereno. L’oste era veramente cordiale.
Nei prossimi giorni proverò a scrivere un racconto, come inventato, di un folto gruppo di militari indonesiani attratti da un divano. Brutto.
Vi saluto e abbraccio, allegandovi gli auguri di un signore sudatissimo, colante, che corre e fa ginnastica autustica per strada. Divino. E inquietante.
Soprattutto la famigliola che gli passava accanto.
Ma, questa, è un’altra storia.
(*insisto sul termine perché mi sento schiacciato)
(è polemicamente più grande anche la foto di oggi)
(è polemicamente più grande anche la foto di oggi)
6 commenti:
DON ENNIO GALELLI, DA MONTISOLA A ERBANNO A SERVIZIO DELLA COMUNITA'
Don Ennio Galelli è il nuovo parroco di Erbanno. L'ingresso del nuovo pastore nella comunità della frazione darfense è previsto per il pomeriggio di domani. Don Ennio lascia la parrocchia di Montisola, e andrà ad occupare il posto di don Pierino Minolfi che si è ritirato a vita privata qulache mese fa.
Don Ennio nasce a Gottolengo 44 anni fa. A 21 anni compie il grande passo e risponde alla vocazione sacerdotale, entrando in seminario a Brescia. Dopo sette anni, l'8 giugn del 1991, riceve l'ordinazione dalle mani del Vescovo, mons. Bruno Foresti. La prima destinazione pastorale è a Palazzolo, nella parrocchia del Sacro Cuore, dove assolve con entusiasmo e dedizione al servizio di curato. Da qui, il secondo trasferimento in Emilia Romagna, nella terra parmense di Langhirano: tre anni da vice parroco, un importante momento di crescita a cui segue il primo incarico da pastore assegnatolgli dal Vescovo. E' il 1997 e, a 34 anni, don Ennio fa il suo ingresso da sacerdote nella parrocchia di Montisola dove ha trascorso gli ultimi dieci anni.
Oggi, per lui e per i suoi parrocchiani, un addio pieno di commozione e riconoscenza, ma anche tanto entusiasmo, la voglia di guardare avanti per il nuovo cammino di fede che lo attende. Le poche parole pronunciate per telefono tratteggiano un sacerdote schivo e umile, che predica la fedeltà e l'obbedienza alla Dottrina della Chiesa e che si affida alle mani di Dio e della Provvidenza. Per tutta la comunità di Erbanno, per le sue milleduecento anime, intanto, le ore febbrli spese tra veglie di preghiera e ultime decorazioni stanno per finire. Non c'è gruppo, famiglia, contrada che non abbia risposto con entusiasmo all'invito ad addobbare case e cancelli con fiori di carta e nastri colorati.
''Per domenica-assicura il Comitato d'Accoglienza-è tutto pronto''. L'arrivo del nuovo sacerdote è previsto per le 16, accompagnato dalla banda musicale di Breno. Dopo la tradizionale sfilata per le vie del paese, ci si dirigerà verso la chiesa parrocchiale di San Rocco dove don Ennio celebrerà la prima messa tra i nuovi parrocchiani. Anche molti fedeli di Montisola prenderanno parte alla cerimonia. A seguire, il rinfresco nei saloni dell'oratorio. L'invito a partecipare è esteso a tutta la Valle.
Choose a life.
Erminio
Grazie Michele per questa meravigliosa riflessione sulla provincia bresciana.
prego, caro seymandi. dal momento che sei così lontano ho pensato di aiutarti a ricordare come funziona dalle nostre parti...
oioioi!
dev'essere uno sbatti che deve assomigliare parecchio al tuo quando ti viene chiesto qualcosa...
immagino (la tua immagine)..
p.s.
ma gli occhiali sono i tuoi?
Caro Seymandi in USA, ho visto Sicko di M. Moore.....bhe che dire, stammi Bene.
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