lunedì 17 settembre 2007

#07. Environment


Brunch a West Hollywood.
Capita che, dopo una nottata un po’ sopra le righe, il coinquilino trentaduenne sviluppatore di software ci inviti a “join” il dopo-colazione domenicale. Non è esattamente un pranzo. Credo si tratti di un pic-nic al bar in tarda mattinata. La domenica, qui, è un po’ festa per tutti. Vacanza. E tanto ghiaccio nei cocktail.

Ho dormito in stato confusionale. Ospiti liberi sparsi per il soggiorno. Io, stanco com’ero, ero a letto già a mezzanotte. Non c’è più sabato.

Ridono, urlacchiano qua e là come scoiattoli ballerini, va a capire che caspita staranno facendo.

Ma la vita in questa cittadina mi piace. West Hollywood, sulla Sunset e sulla Santa Monica Blvd, è un’isola felice per gente liberal, spesso omosessuale. Stanno bene, sono gentili e si scambiano opinioni. Poi ci sono le vecchiette e le famigliole, come da tutte le parti, ed il contesto si fa più equilibrato. Si respira cordialità, talvolta imbarazzo. Passerà, io mi rilasso.

Il coinquilino americano, per esempio, è un simpaticone. Un giovanotto garbato e molto elegante, un “signore” si direbbe. Spalle larghe ed una certa affinità con la creatina, chiacchiera volentieri con noi di politica italiana. Si definisce agnostico. Ci racconta che a Los Angeles le religioni si possono inventare. Quando commenta uno dei tanti drammatici momenti italiani, dice “it’s funny!”. Letteralmente: “è divertente!”. Declinato nel discorso sta per “ostia!”.

D’altronde, ogni tanto sbircio l’Italia. Soprattutto con gli americani.
Leggo i giornali, dai loro siti web, mi tengo aggiornato su blog e youtube. Ecco. Ieri, per esempio, ho visto l’ex premier cantare in francese. Con un omino che credo si faccia chiamare Apicella. Poi un Cristiano Malgioglio in gran forma, delirante nella canzone dedicata al già citato. Ma soprattutto Emilio Fede.
(Ris)copritelo nelle variegate performance su Prodi, Milan – che il rigore non c’era – ed una commovente gaffe ai tempi di Studio Aperto, quando riusciva ad anticipare le tattiche della guerra del Golfo.

Esiste davvero un Paese così?

Ad ogni modo, Josh è un grande. Uno della cumpa. Per noi è come un rassicurante peluche, bonaccione e senza pretese. L’amico che c’è sempre. Che ne sa a pacchi. E stira.

Beve a metà. Lattine di coca-cola diet lemon, o coca-cola zero vanilla. In cucina, sul divano, dietro al computer. Ce n’è sempre una. Sorseggia un po’, poi la ripone in frigo. Aperta e ancora da finire. Si sgasa! Josh, come fai a berla?

Lui è così. Apre e non chiude. Apre e non finisce. Ma ri-apre. Le cose si accumulano, e Josh non beve acqua. E’ ghiotto di cochine e succhini. O latte. Milioni di litri di latte. Vacche che vanno in menopausa per il suo latte. Un mito.
E se gli fai una domanda, smette di mangiare e parla con te. Anche dopo la domanda. Un bischero, a modo suo, che c’ha fatto chiamare il cane Robert per una settimana. Poi ha detto che era un “joke”, uno scherzetto divertentino. Robert, in realtà, si chiama Rhumba. Come la connessione wireless dell’appartamento. Rhumba-net.

Sì, si sta bene. Il ragazzo ci piace e ci paga il Brunch.
Ed è serio, lucido, conosce anche Gigi D’Agostino. Per dire…

Per quanto riguarda, invece, il bar della dopo-colazione, mi prendo una riserva. Tanti ragazzi. Ed un paio di anziane signore. Fanciulli, uomini, e gambe femminili di plastica al contrario. Colorato e virtuoso, direi. Un posto moderatamente pazzerello. Non sono a disagio. Mi guardo attorno e sorrido, neofita di questa esperienza così ampia. C’è una certa energia, attorno, ma nel complesso la gente si fa i fatti suoi, al suo tavolo, con hamburger o sandbag. I video di Madonna mi distraggono, così prendo tempo. Dove caspita sono finito? Io volevo un caffè veloce.

Robbie è abbastanza matto. Allusivo e tenace, difficile da contrattaccare. Si definisce una “bitch”, che non traduco. Ha 23 anni, ma sembra vecchio. E’ spassoso, ma parla troppo veloce. Ricorda parecchio Jack in Will&Grace. L’amico del gay tranquillo e riservato. Lui, chiaramente, è quello che fa la principessa.

Tornato a casa, avevo bisogno di certezze. Ho fatto la lavanderia.
Laundy mi ricorda il Natale. E l’asse da stiro il focolare d’inverno. Qua c’è sempre il sole.

Ho trovato il modo per fare i toast anche qui. Finalmente!
E sto attento alle offerte. Galloni e galloni di succo d’arancia.

Vi saluto e, come mi piace fare ogni tanto, allego gli auguri di un amico americano.
Si chiama “Mr The Newspaper”. Parla italiano. Ma solo quando vuole. Elenca, come fosse la Divina Commedia, l’intera formazione di Italia 90 o dei mondiali 82. Adora Ibrahimovic. Ed è probabilmente milanista. Per commentare la situazione del paese della pastasciutta fa il segno della croce. Una sorta di “amen” dedicato a chi ancora non l’ha capito.

Lui dice sempre “s-o-n-o fuso!”.
Voglio girare un film. Ci sto pensando sempre più volte al giorno. In inglese. Penso.

Se ne parla la prossima volta.
“What a mess!”. “Scusi, che significa?”. “Mess!”. “Sorry, ma non ho capito…”. “What? Mess! Mess!”. “Ah..is like…lei intende…”. No. Non ho capito.

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