Noir cavalcava lentamente i gradini. Erano scale.
Di solito andava a quel tipo di feste per trovare un editore. Oppure per cenare. Dipendeva.
Era vestito in bianco e nero. Come la pellicola di un film anni 50. Non si presentava mai da solo. Si faceva accompagnare da una vera signora. Una donna sulla quarantina detta Geen che, sostanzialmente, non amava il divertimento. Si prendeva a schiaffi. Il giovedì.
Questo chiaramente non era un problema per lo scrittore che, solitamente, la trattava come si tratta un bambino. Con affetto e disinteresse. La noia aveva travolto i due da almeno cinque anni. Prima era tutto diverso. La mattina facevano colazione ed il pomeriggio stiravano fette biscottate. La musica era sempre francese. Un jingle dietro l’altro, perenne e perpetuo, diluito, accennato. Ascoltavano melodie provenienti da un punto non visibile. Come se la musica, in fondo, fosse solo una colonna sonora appiccicata. Differita.
La festa dei Seems era un’occasione di smarrimento, un diversivo. Noir era intenzionato a flirtare con una giocatrice di baseball dipinta a mano e la compagna, in controtendenza, voleva solo spiare. Guardare da dietro le finestre. Mezze chiuse. Sollevate il giusto necessario per potersi sostituire ad un pannello di vetro. Lo sguardo fisso di un teleobiettivo curioso e nauseato.
“Lei è certamente l’autore del Samedi Tartare avec Monsieur Gilet!” – esclamò con volgare furore un imprenditore lombardo – “L’ho vista sa? Era in tv…” – moltiplicò con fare insicuro – “La cerbottana la tiene sempre lì?” – chiese turbato Noir – “No, no…è un fazzoletto”.
Scene che si ripetevano. Noir veniva spesso interrotto da invitati pusillanimi che non si guardavano le spalle. Come la Marchesa Senternel, una donna robusta dalla colonna vertebrale in rilievo.
“Io la trovo attraente!”
“Ma no, si figuri, è solo cipria…”
“Sa, quando ho letto Nevica sull’orlo ho creduto di morire. È stata un’esperienza ignobile…”
“Ah, lei certamente si riferisce al racconto sui batteri all’ufficio acquisti! Sì, devo ammettere che la protagonista era eccessivamente disinvolta…”
“D’altronde non è colpa sua!”
“No-no”
Ecco. Un pannello dietro l’altro. Gli ospiti erano come veleni. Piantati nel giardino svizzero.
Noir si accorse che qualcuno stava arredando il salotto.
Di solito andava a quel tipo di feste per trovare un editore. Oppure per cenare. Dipendeva.
Era vestito in bianco e nero. Come la pellicola di un film anni 50. Non si presentava mai da solo. Si faceva accompagnare da una vera signora. Una donna sulla quarantina detta Geen che, sostanzialmente, non amava il divertimento. Si prendeva a schiaffi. Il giovedì.
Questo chiaramente non era un problema per lo scrittore che, solitamente, la trattava come si tratta un bambino. Con affetto e disinteresse. La noia aveva travolto i due da almeno cinque anni. Prima era tutto diverso. La mattina facevano colazione ed il pomeriggio stiravano fette biscottate. La musica era sempre francese. Un jingle dietro l’altro, perenne e perpetuo, diluito, accennato. Ascoltavano melodie provenienti da un punto non visibile. Come se la musica, in fondo, fosse solo una colonna sonora appiccicata. Differita.
La festa dei Seems era un’occasione di smarrimento, un diversivo. Noir era intenzionato a flirtare con una giocatrice di baseball dipinta a mano e la compagna, in controtendenza, voleva solo spiare. Guardare da dietro le finestre. Mezze chiuse. Sollevate il giusto necessario per potersi sostituire ad un pannello di vetro. Lo sguardo fisso di un teleobiettivo curioso e nauseato.
“Lei è certamente l’autore del Samedi Tartare avec Monsieur Gilet!” – esclamò con volgare furore un imprenditore lombardo – “L’ho vista sa? Era in tv…” – moltiplicò con fare insicuro – “La cerbottana la tiene sempre lì?” – chiese turbato Noir – “No, no…è un fazzoletto”.
Scene che si ripetevano. Noir veniva spesso interrotto da invitati pusillanimi che non si guardavano le spalle. Come la Marchesa Senternel, una donna robusta dalla colonna vertebrale in rilievo.
“Io la trovo attraente!”
“Ma no, si figuri, è solo cipria…”
“Sa, quando ho letto Nevica sull’orlo ho creduto di morire. È stata un’esperienza ignobile…”
“Ah, lei certamente si riferisce al racconto sui batteri all’ufficio acquisti! Sì, devo ammettere che la protagonista era eccessivamente disinvolta…”
“D’altronde non è colpa sua!”
“No-no”
Ecco. Un pannello dietro l’altro. Gli ospiti erano come veleni. Piantati nel giardino svizzero.
Noir si accorse che qualcuno stava arredando il salotto.
[fine prima parte – racconto episodi]
1 commento:
il veleno sta anche negli orli. per fortuna siamo bravi a coprirli.
sey, sei sempre lì in fondo?
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