
Un problema serio, finalmente, per Nervo Attorno.
Un uomo da solo davanti alla necessità di cibarsi. Fame, ma non disponibilità a metterci troppo tempo. Soluzione: toast. Ma il signor Attorno, classe 1979, non si accontentava di banalità. Cercava spesso il significato del termine (“banalità”) su diversi dizionari sparsi per casa, ma alla fine si ritrovava sempre e solo a combattere con l’idea che si era fatto di quella parola. Banalità. Per Nervo era una questione. Un discorso da affrontare. Da non sottovalutare. Di solito cambiava significato in base al contesto. Banale un saluto preconfezionato, banale anche un augurio, banale una mela, banale, ma accettabile, la postura. Banale illudersi, banale arrendersi.
Talvolta, però, diventava banale anche un toast. E quella che poteva essere la modalità più comoda e veloce di saziarsi, eccola trasformata in un dibattito. Da solo.
Nervo accese il tostapane. Fin qui nulla da affrontare. E’ chiaro che nella testa dell’ Attorno si sfiorava la questione “era fin troppo banale ricorrere a questo elettrodomestico figlio di un decennio malposto”, ma fortunatamente c’era già un passaggio successivo più interessante. Il pane.
Il pane da toast è particolarmente arrogante. Col passare degli anni non si è mai riusciti a perfezionarlo come, invece, molto e bene (o male) si è fatto con brioches, snacks, caramelle.
Il pane per toast, in controtendenza per volontà di chi non è chiaro, è rimasto tale e quale. Banalmente brutto e confuso. Asciutto e anonimo. Pieno di difetti, mai risolti. Balza all’occhio il riconoscibile profilino scuro, come un nastro adesivo farinoso fastidiosamente inutile. Una corrente di pensiero tende, infatti, ad eliminare tali profilini. Un’altra, ovviamente più “allineata”, li accetta senza pretese. Questi ultimi erano ritenuti un problema per il futuro, a parere di Nervo.
Il pane per toast non è mai stato valorizzato. Pessimi e poco invitanti packaging, pubblicità sottotono, restyling non dichiarati. Un disastro commerciale e sociale. Chi si accontenta del pane per toast, pensava Attorno, si accontenterà di una serie preoccupante di altre cose, politiche, filosofiche, culturali, decisionali.
Ecco che allora, Nervo, scrittore di liste della spesa con acuta attenzione agli accostamenti, (famoso per aver diviso la lista per colonne, diversificando le zone della casa, in questo senso personalizzando il supermercato, trasformandolo in tante stanze quante quelle in cui si vive), ha trovato un protagonista diverso e a modo suo, geniale. Il toast senza pane per toast. Ma cotto nel tostapane. Come mettere in freezer non un gelato, ma qualcosa di simile che, solitamente, potrebbe stare anche in frigo, o addirittura nella credenza.
Pane per tramezzini. Non quello lungo, a “fettone” (per dirla volgarmente), ma quello già diviso a carrè, impropriamente quadrati di pane al latte per tramezzini, (o tartine, perfetto per accogliere salsa cocktail e cosine), squisiti una volta farciti.
Quindi si procede come al solito. Due fette di “pane per tramezzini” (quello bianco bianchissimo, al latte, morbido e sottile, che a contatto con il palmo della mano, come un materasso di nuova generazione, sembra prenderne le forme, come dire: un pane sul quale dormire), poi affettati e sottiletta.
Un sollievo, per l’inventore della lista della spesa personalizzata anche in base al supermercato, un passo in là, lontano dalla banalità di un fin troppo ovvio pan carrè.
Peccato che, anche le soluzioni migliori, studiate, approfondite, abbiano, empiricamente, difetti di operatività. Le confezioni, sia del morbidissimo e fresco pantramezzino, che dei salumi - almeno quelli in dotazione a Nervo – contenevano numero 5 fette. Cinque scomode fette di pane e 5 scomode fette di prosciutto. Laddove Attorno avesse voluto preparare un solo toast, si sarebbe trovato a disagio, dovendo poi rimettere a conservare il resto.
Un toast tendenzialmente si adatta a 3-4 fette. Cinque sono troppe e due troppo poche. Qualora anche avesse trovato il modo di risolvere questo inciampo, il non banale chef si sarebbe trovato con una confezione aperta con tre fette di pane, non assimilabili così. Il toast: 2 fette. La confezione: cinque. Una, comunque, sarebbe rimasta fuori.
Davanti a cotanta inflessibilità, Nervo decise di prendersi una pausa dalla pausa pranzo. Versò un sorso di bibita nel bicchiere, chiaramente riempiendolo, così da evitare di porsi dinanzi al dilemma “mezzo pieno mezzo vuoto”, e rimase ad osservare gli elementi ordinatamente disposti sul tavolo.
Una confezione di prosciutto dolce, della tipologia “salvafreschezza” e soprattutto “lunga durata”, con cinque fette a disposizione, a seguire le cinque fette di pantramezzino, infine il tostapane pronto e probabilmente ormai incandescente.
La troppa attesa fece si che Nervo necessitasse di due toast, e allora sì che la questione diventava un caso da risolvere, da affrontare, da non lasciarsi scappare.
Tre fette erano adeguate, due non sufficienti. Si sarebbero perse troppo dentro quella voglia di pane bianchissimo e morbidamente fresco. Fragrante.
Le sottilette erano l’unico elemento corretto. Sollevato ed esimato dal processo. Eccole in tavola. Loro erano pronte, erano due, una per toast.
E se anche ne avesse farcite due, quella fetta rimanente di pane? In solitaria che poteva fare? Come renderla partecipe?
La fuga esistenziale dalle numerose definizioni di banalità rese il pasto del signor Attorno un processo di infinitesimale perdita di tempo.
Confuso e terrorizzato dalla questione del numero di fette, (lo ricordiamo, cinque di pane al latte sottile e medesima quantità di fette di prosciutto), si trovò dinanzi ad un limite astratto e matematicamente ingiusto.
Vittima di un confezionamento confusionario ed ingeneroso.
Spense il tostapane e rimise tutto a posto. Optò per una telefonata al servizio consumatori. E per un banale, ma rassicurante, morso di mela.
Il giorno successivo, questo è sicuro, il noto scrittore di liste della spesa in lingua originale, avrebbe tentato un nuovo approccio al toast. Con pane per bruschette. E senza farcire. Solo olio e origano.
Sognando un letto di pane al latte per tramezzini. Morbido, leggero, sottile, fresco. Illusorio.
Talvolta, però, diventava banale anche un toast. E quella che poteva essere la modalità più comoda e veloce di saziarsi, eccola trasformata in un dibattito. Da solo.
Nervo accese il tostapane. Fin qui nulla da affrontare. E’ chiaro che nella testa dell’ Attorno si sfiorava la questione “era fin troppo banale ricorrere a questo elettrodomestico figlio di un decennio malposto”, ma fortunatamente c’era già un passaggio successivo più interessante. Il pane.
Il pane da toast è particolarmente arrogante. Col passare degli anni non si è mai riusciti a perfezionarlo come, invece, molto e bene (o male) si è fatto con brioches, snacks, caramelle.
Il pane per toast, in controtendenza per volontà di chi non è chiaro, è rimasto tale e quale. Banalmente brutto e confuso. Asciutto e anonimo. Pieno di difetti, mai risolti. Balza all’occhio il riconoscibile profilino scuro, come un nastro adesivo farinoso fastidiosamente inutile. Una corrente di pensiero tende, infatti, ad eliminare tali profilini. Un’altra, ovviamente più “allineata”, li accetta senza pretese. Questi ultimi erano ritenuti un problema per il futuro, a parere di Nervo.
Il pane per toast non è mai stato valorizzato. Pessimi e poco invitanti packaging, pubblicità sottotono, restyling non dichiarati. Un disastro commerciale e sociale. Chi si accontenta del pane per toast, pensava Attorno, si accontenterà di una serie preoccupante di altre cose, politiche, filosofiche, culturali, decisionali.
Ecco che allora, Nervo, scrittore di liste della spesa con acuta attenzione agli accostamenti, (famoso per aver diviso la lista per colonne, diversificando le zone della casa, in questo senso personalizzando il supermercato, trasformandolo in tante stanze quante quelle in cui si vive), ha trovato un protagonista diverso e a modo suo, geniale. Il toast senza pane per toast. Ma cotto nel tostapane. Come mettere in freezer non un gelato, ma qualcosa di simile che, solitamente, potrebbe stare anche in frigo, o addirittura nella credenza.
Pane per tramezzini. Non quello lungo, a “fettone” (per dirla volgarmente), ma quello già diviso a carrè, impropriamente quadrati di pane al latte per tramezzini, (o tartine, perfetto per accogliere salsa cocktail e cosine), squisiti una volta farciti.
Quindi si procede come al solito. Due fette di “pane per tramezzini” (quello bianco bianchissimo, al latte, morbido e sottile, che a contatto con il palmo della mano, come un materasso di nuova generazione, sembra prenderne le forme, come dire: un pane sul quale dormire), poi affettati e sottiletta.
Un sollievo, per l’inventore della lista della spesa personalizzata anche in base al supermercato, un passo in là, lontano dalla banalità di un fin troppo ovvio pan carrè.
Peccato che, anche le soluzioni migliori, studiate, approfondite, abbiano, empiricamente, difetti di operatività. Le confezioni, sia del morbidissimo e fresco pantramezzino, che dei salumi - almeno quelli in dotazione a Nervo – contenevano numero 5 fette. Cinque scomode fette di pane e 5 scomode fette di prosciutto. Laddove Attorno avesse voluto preparare un solo toast, si sarebbe trovato a disagio, dovendo poi rimettere a conservare il resto.
Un toast tendenzialmente si adatta a 3-4 fette. Cinque sono troppe e due troppo poche. Qualora anche avesse trovato il modo di risolvere questo inciampo, il non banale chef si sarebbe trovato con una confezione aperta con tre fette di pane, non assimilabili così. Il toast: 2 fette. La confezione: cinque. Una, comunque, sarebbe rimasta fuori.
Davanti a cotanta inflessibilità, Nervo decise di prendersi una pausa dalla pausa pranzo. Versò un sorso di bibita nel bicchiere, chiaramente riempiendolo, così da evitare di porsi dinanzi al dilemma “mezzo pieno mezzo vuoto”, e rimase ad osservare gli elementi ordinatamente disposti sul tavolo.
Una confezione di prosciutto dolce, della tipologia “salvafreschezza” e soprattutto “lunga durata”, con cinque fette a disposizione, a seguire le cinque fette di pantramezzino, infine il tostapane pronto e probabilmente ormai incandescente.
La troppa attesa fece si che Nervo necessitasse di due toast, e allora sì che la questione diventava un caso da risolvere, da affrontare, da non lasciarsi scappare.
Tre fette erano adeguate, due non sufficienti. Si sarebbero perse troppo dentro quella voglia di pane bianchissimo e morbidamente fresco. Fragrante.
Le sottilette erano l’unico elemento corretto. Sollevato ed esimato dal processo. Eccole in tavola. Loro erano pronte, erano due, una per toast.
E se anche ne avesse farcite due, quella fetta rimanente di pane? In solitaria che poteva fare? Come renderla partecipe?
La fuga esistenziale dalle numerose definizioni di banalità rese il pasto del signor Attorno un processo di infinitesimale perdita di tempo.
Confuso e terrorizzato dalla questione del numero di fette, (lo ricordiamo, cinque di pane al latte sottile e medesima quantità di fette di prosciutto), si trovò dinanzi ad un limite astratto e matematicamente ingiusto.
Vittima di un confezionamento confusionario ed ingeneroso.
Spense il tostapane e rimise tutto a posto. Optò per una telefonata al servizio consumatori. E per un banale, ma rassicurante, morso di mela.
Il giorno successivo, questo è sicuro, il noto scrittore di liste della spesa in lingua originale, avrebbe tentato un nuovo approccio al toast. Con pane per bruschette. E senza farcire. Solo olio e origano.
Sognando un letto di pane al latte per tramezzini. Morbido, leggero, sottile, fresco. Illusorio.
2 commenti:
grazie davvero, bel post(it), emozionante
torno a casa da una strana serata.. non ci si crede ma ho avuto freddo... in riva a un fiume.. prima o poi scoprirò quale.. piacevole però,.. mi faccio un tea.. ho freddo giuro e ne provo piacere.. accendo giusto un attimo il pc per controllare posta e blog... certo che mi ricordo di te.. ma è tardi e il tostapane sembra essere affare di pregio che merita attenzione.. lo leggerò domani dall'ufficio .. mancano, un paio di giorni alle ferie.. si può anche svaccare a prendersi un'oretta di pausa .. e leggere e commentare a dovere il mio amico seymandi.. intanto gli lascio un saluto.... anche io ci sono...credo... cazzo!!! lo sapevo... adesso ho caldo.. è stato solo un attimo!!!!
netta
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