domenica 1 luglio 2007

Mais al Contrario

Fino al 2002 ogni volta che andavo in un bagno pubblico controllavo che fosse vuoto. In ufficio come in un ristorante stavo ben attento che nessuno mi seguisse mentre entravo nella toilette. L’idea che qualcuno fosse lì con me, bloccava completamente la mia capacità di orinare.
Nelle sfortunate occasioni in cui si andava assieme, tra amici o colleghi, ero preso dal panico, perché sapevo che non ce l’avrei fatta. Una totale incapacità di espellere liquidi dall’uretra aumentava il sudore che annegava la fronte.
Il problema era la compagnia, la sensazione di non essere da solo. La consapevolezza, un’altra volta, che sarei stato lì mentre tutti gli altri avevano già finito di pisciare.
Eccomi! Quello che deve ancora cominciare a pisciare quando tutti gli altri hanno già finito da un pezzo. Quello che anche per un’azione fisiologica ha bisogno di pensare, di mettersi in moto, di relazionarsi alla propria minzione.

Mi chiamo Derso Rimanga e stamattina ho chiesto a mia moglie di stirarmi il collo. Ieri, invece, le ho fatto una richiesta ben più ragionevole. L’ho pregata di aspirarmi il ginocchio. Non mi pareva di esigere tanto. Lei, invece, sembrava sconvolta. Martedi le domandai se non le dispiaceva cucinarmi la mano. Ogni volta la sua reazione giungeva inacidita.
Dal 1997 ho smesso anche di utilizzare sottobicchieri. Sarà per la parola che ho sempre trovato molto affabile, ma avevo un vero legame con quell’oggetto. Mi sentivo in dovere di utilizzarlo. C’erano molti tic che mi accompagnavano. Per esempio ai tempi delle medie mi abituai a toccarmi due volte il naso e una volta la bocca nei casi di situazioni fastidiose. C’erano delle varianti. Due volte il naso bastava quando c’era troppa gente attorno (a tavola, in classe, sul bus), mentre era consentita una volta soltanto sulla bocca quando avevo il raffreddore. Non ho mai capito se funzionasse o meno, però mi ricordo di quella volta che rischiai di intossicarmi di Aulin scambiandolo per “Frizzi gizz” e che ripetei per una quindicina di volte il mio rituale completo. Andai al pronto soccorso, però adesso mi sento di poterne fare a meno.

Oggi sono sposato con una donna che ama il nuovo figlio dei vicini, un belloccio noleggiato dal centro di smistamento in fondo alla strada. Carlenya è una vacca, capace soltanto di misurare zucchine e clavicembali. Una madame jambon, sorta di pasticcio tra una signora francese ed una strozzata bresaola.

Da tre settimane sono tecnico specializzato in testing di biscotti secchi. Un lavoro affascinante, richiesto da un’apprezzata azienda di biscotti. Secchi.
Visito vari stabilimenti, spesso poco organizzati, e mi soffermo ad assaggiare i loro prodotti. Solitamente biscotti. Secchi.

Devo ricordarmi di sistemare la camicia. Ha ricominciato a trasbordare dalle maniche della giacca. Un problema che credevo di aver risolto nel 1999.

1 commento:

Anonimo ha detto...

ciao ledivertissement, sono matteo e ti scrivo dal satiro saggio. ottimo resconoto notturno (perchè sono io che lo leggo a quest'ora), in quattro parole spieghi tutto. gradevole davvero la lettura, si beve come un bicchiere d'acqua.

Buona giornata ledivertissement, matteo.
Saluti anche da Q.