Ho detto “ciao” ad una ballerina.
Quando l’ho rivista mi sono proposto con lo stesso parere. “Ciao”.
Incontrando un collega, gli ho detto “ciao”.
In metropolitana, disturbato dal calore di un sedile malposto, ho guardato davanti a me.
C’era un finestrino deserto, quasi che fosse umano. Gli ho detto “ciao”.
Fedenza, il medico che studia la cagnetta, mi ha descritto il suo viaggio in Alaska. Così abbiamo assaggiato delle mandorle ignifughe. La tenda si muoveva leggera, una telefonata inattesa ripose la mia attenzione verso il cavallo. Ho sussurrato “ciao” al medico.
Dopo una giornata di vacanza sento il bisogno di appuntare i miei pensieri. Mi piace, per esempio, ricordarmi degli amici. Scrivo messaggi, corti, irriverenti. Scrivo “ciao”.
La mattina, se dimentico di dirlo, urlo “ciao”.
Ho detto al mio rosticciere di prepararmi una crespella. Sono molto buone. Mangiandola, l’ho osservata bene. Fu quello il momento giusto per cambiare argomento. “Ciao”.
Non stringo mai la mano e sono sterile. Dico “Ciao”.
Anche davanti allo specchio, se nevica, sistemo le dita e gesticolo “ciao”.
Non voglio salutare, non so nemmeno se mi piace il vino. Esprimo, sottilmente, quel banale concetto di “ciao”.
Quando l’ho rivista mi sono proposto con lo stesso parere. “Ciao”.
Incontrando un collega, gli ho detto “ciao”.
In metropolitana, disturbato dal calore di un sedile malposto, ho guardato davanti a me.
C’era un finestrino deserto, quasi che fosse umano. Gli ho detto “ciao”.
Fedenza, il medico che studia la cagnetta, mi ha descritto il suo viaggio in Alaska. Così abbiamo assaggiato delle mandorle ignifughe. La tenda si muoveva leggera, una telefonata inattesa ripose la mia attenzione verso il cavallo. Ho sussurrato “ciao” al medico.
Dopo una giornata di vacanza sento il bisogno di appuntare i miei pensieri. Mi piace, per esempio, ricordarmi degli amici. Scrivo messaggi, corti, irriverenti. Scrivo “ciao”.
La mattina, se dimentico di dirlo, urlo “ciao”.
Ho detto al mio rosticciere di prepararmi una crespella. Sono molto buone. Mangiandola, l’ho osservata bene. Fu quello il momento giusto per cambiare argomento. “Ciao”.
Non stringo mai la mano e sono sterile. Dico “Ciao”.
Anche davanti allo specchio, se nevica, sistemo le dita e gesticolo “ciao”.
Non voglio salutare, non so nemmeno se mi piace il vino. Esprimo, sottilmente, quel banale concetto di “ciao”.
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