Immersi nei colori – uno per reparto – dell’ipermercato, si fanno disorientare dai ripetuti annunci delle casse.
Una signora molto grassa, morbidissima, sudata dal fresco diffuso del sistema di raffreddamento, riempie con foga il carrello.
Pane, pasta, focacce. Carboidrati. E tutto quello che la può gonfiare.
Qualcuno commenta.
“Attenta che tra un attimo esplode” – confida una ragazza alla madre. C’avrà trent’anni, la signorina, e ancora fa la spesa con la mamma. “Senti, molla il pane e prendiamo dell’insalata. O l’anguria”, le risponde la donna.
Sembrano due shampiste mancate. Nulla contro le shampiste, però hanno un tremendo bisogno di giudicare. Come si fa nei talk-show pomeridiani. Attendono di far parte di una giuria.
“Colpevole di obesità”- dice la madre – “Gente così andrebbe macinata per bene” – risponde la figlia.
Carnivore. Corrosive. Acide.
Lorena e Angiolina fanno la spesa tutti i giorni. Tengono l’uomo di casa rinchiuso nello sgabuzzino e si divertono a tenere in mano la situazione. Escono di casa e giudicano.
Si sentono forti, complici, alleate.
Mangiano solo cibi sani, piatti leggeri. Non come l’obesa. La guardano come se li avesse mancato di rispetto. Le due streghe hanno fatto della dieta un leit-motiv settimanale. La loro rivincita. Con l’uomo chiuso nella scatola si cibano solo di frivolezze. Pallide. Asciutte.
Madre e figlia hanno trovato finalmente la loro dimensione. Ma un giorno se lo mangeranno.
Angiolina tiene stretta la figlia. Si intuisce che non vuole farsela scappare. Hanno fatto un patto di sangue, oltre ogni ipotizzabile complesso edipico o simili.
Acqua dietetica. Quella con lo 0,0001% di grassi. Nell’acqua? Sì, ci sono anche lì, i grassi.
Pane, no. Pasta, no. Solo frutta e verdura. E yogurt. Tantissimo, perché non si può prescindere dall’apporto giornaliero di calcio. Fa bene alle ossa.
Carne? No, basta quella del marito.
Angiolina lo sa: quella donna grassa e unta potrebbe far coppia di vassoio col marito. “Quanto sarà?” – chiede – “Almeno cento, centoventi chili”. La vedono spesso, qui. Si lanciano un paio d’occhiate, come preda e predatrici. Se la mangiano con gli occhi.
La dieta, in qualche modo, le obbliga a vedere fame ovunque. D’estate è più facile, il caldo le costringe a rinfrescarsi lo stomaco. Ma quella botte di lipidi d’inverno se la farebbero con un intingolo da paura. Bisognerebbe invitarla a cena.
Prima, però, Tarcisio. Un tempo pater-familias, adesso un ottimo secondo con contorno di patate. Al forno. Lo tengono nascosto da almeno un mese. E’ in pensione, chi lo potrebbe cercare? Gli amici? Ma no, quelli non si ricordano nemmeno la strada dalla camera al cesso…
E’ pronto. Pensavano quasi quasi di imbottirlo ancora un po’. Magari con del ripieno. Come si fa con le galline o le quaglie. Nutrirlo non è un problema. A casa c’è cibo a volontà. Lo sgabuzzino è una specie di dispensa, il suo luogo preferito. Adesso lo riempie l’uomo, tanto è grosso. E poi c’è il freezer. Lo aveva acquistato proprio lui. Ci teneva anche una fiorentina d’annata.
Martedì Lorena non ce l’ha fatta. L’ha morso sulla coscia. Lui urlava, inutilmente.
Sta male il Tarcisio. Ma resiste. Perché, dopotutto, lo nutrono ancora decentemente.
Una signora molto grassa, morbidissima, sudata dal fresco diffuso del sistema di raffreddamento, riempie con foga il carrello.
Pane, pasta, focacce. Carboidrati. E tutto quello che la può gonfiare.
Qualcuno commenta.
“Attenta che tra un attimo esplode” – confida una ragazza alla madre. C’avrà trent’anni, la signorina, e ancora fa la spesa con la mamma. “Senti, molla il pane e prendiamo dell’insalata. O l’anguria”, le risponde la donna.
Sembrano due shampiste mancate. Nulla contro le shampiste, però hanno un tremendo bisogno di giudicare. Come si fa nei talk-show pomeridiani. Attendono di far parte di una giuria.
“Colpevole di obesità”- dice la madre – “Gente così andrebbe macinata per bene” – risponde la figlia.
Carnivore. Corrosive. Acide.
Lorena e Angiolina fanno la spesa tutti i giorni. Tengono l’uomo di casa rinchiuso nello sgabuzzino e si divertono a tenere in mano la situazione. Escono di casa e giudicano.
Si sentono forti, complici, alleate.
Mangiano solo cibi sani, piatti leggeri. Non come l’obesa. La guardano come se li avesse mancato di rispetto. Le due streghe hanno fatto della dieta un leit-motiv settimanale. La loro rivincita. Con l’uomo chiuso nella scatola si cibano solo di frivolezze. Pallide. Asciutte.
Madre e figlia hanno trovato finalmente la loro dimensione. Ma un giorno se lo mangeranno.
Angiolina tiene stretta la figlia. Si intuisce che non vuole farsela scappare. Hanno fatto un patto di sangue, oltre ogni ipotizzabile complesso edipico o simili.
Acqua dietetica. Quella con lo 0,0001% di grassi. Nell’acqua? Sì, ci sono anche lì, i grassi.
Pane, no. Pasta, no. Solo frutta e verdura. E yogurt. Tantissimo, perché non si può prescindere dall’apporto giornaliero di calcio. Fa bene alle ossa.
Carne? No, basta quella del marito.
Angiolina lo sa: quella donna grassa e unta potrebbe far coppia di vassoio col marito. “Quanto sarà?” – chiede – “Almeno cento, centoventi chili”. La vedono spesso, qui. Si lanciano un paio d’occhiate, come preda e predatrici. Se la mangiano con gli occhi.
La dieta, in qualche modo, le obbliga a vedere fame ovunque. D’estate è più facile, il caldo le costringe a rinfrescarsi lo stomaco. Ma quella botte di lipidi d’inverno se la farebbero con un intingolo da paura. Bisognerebbe invitarla a cena.
Prima, però, Tarcisio. Un tempo pater-familias, adesso un ottimo secondo con contorno di patate. Al forno. Lo tengono nascosto da almeno un mese. E’ in pensione, chi lo potrebbe cercare? Gli amici? Ma no, quelli non si ricordano nemmeno la strada dalla camera al cesso…
E’ pronto. Pensavano quasi quasi di imbottirlo ancora un po’. Magari con del ripieno. Come si fa con le galline o le quaglie. Nutrirlo non è un problema. A casa c’è cibo a volontà. Lo sgabuzzino è una specie di dispensa, il suo luogo preferito. Adesso lo riempie l’uomo, tanto è grosso. E poi c’è il freezer. Lo aveva acquistato proprio lui. Ci teneva anche una fiorentina d’annata.
Martedì Lorena non ce l’ha fatta. L’ha morso sulla coscia. Lui urlava, inutilmente.
Sta male il Tarcisio. Ma resiste. Perché, dopotutto, lo nutrono ancora decentemente.
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