Fiona era una ragazza simpaticissima. Una simpatia tale che te la rendeva addirittura antipatica.
Fiona era una ragazza antipaticissima. Un’antipatia tale che te la rendeva addirittura antipatica.
Ne parlo al passato, ma credo che esista ancora. Dovrebbe avere circa 48 anni e abitare a Villaprete, in quel di Firenze. Era una mia compagna di classe. Alle elementari ambiva a diventare un cane. Abbaiava talmente bene che capitava davvero di confonderla con un quadrupede. Poi iniziò a miagolare. Voleva diventare un gatto. Un pomeriggio, (lo ricordo perfettamente: era il 7 ottobre 1969, fuori faceva freddo, un anziano signore di Torino si masturbava allegro su di un ciliegio in attesa di maturare, io mi sentivo a disagio), emanò un puzzo così ambizioso che fu del tutto naturale immaginarla come una cimice. Ecco! Fiona, la ragazza più mediocre in geografia, era un portento come cimice. Era a suo agio, lo si poteva notare dal linguaggio nuovo e sorprendente che aveva in bocca. Intorno a sé solo cimici. E noi studentelli sbarbati che non capivamo chi avesse dipinto quell’incredibile quadro. Un titolo eccentrico, probabilmente, ma accettabile anche per il direttore Rembrani: “La vergine strizza le cosce”. Per strada non c’era più nessuno. Fiona poggiava sugli infissi di una mansarda di 60 mq. Insieme a lei tanti nuovi piccoli esseri amici.
Quella sera c’era la festa da Roberto Succhi: la grande occasione per pomiciare. Giochi della bottiglia e della semente zittita che avrebbero soddisfatto l’intero istituto K. Load. Fiona era con noi, ne sentivamo l’odore.
Leggenda vuole che, inavvertitamente, qualcuno la schiacciò. Io non ci ho mai voluto credere. Mi piace pensare che, quando in autunno chiudo le imposte, in mezzo a quei suoni sgradevoli e “croccanti” (scritch, crac, cruch) ci sia anche lei, Fiona Sandri, classe 1958.
(La mia infan-zia invece di toccarmi, E. Troppi, ed. Munch&Pearl, Imola, 2006)
Fiona era una ragazza antipaticissima. Un’antipatia tale che te la rendeva addirittura antipatica.
Ne parlo al passato, ma credo che esista ancora. Dovrebbe avere circa 48 anni e abitare a Villaprete, in quel di Firenze. Era una mia compagna di classe. Alle elementari ambiva a diventare un cane. Abbaiava talmente bene che capitava davvero di confonderla con un quadrupede. Poi iniziò a miagolare. Voleva diventare un gatto. Un pomeriggio, (lo ricordo perfettamente: era il 7 ottobre 1969, fuori faceva freddo, un anziano signore di Torino si masturbava allegro su di un ciliegio in attesa di maturare, io mi sentivo a disagio), emanò un puzzo così ambizioso che fu del tutto naturale immaginarla come una cimice. Ecco! Fiona, la ragazza più mediocre in geografia, era un portento come cimice. Era a suo agio, lo si poteva notare dal linguaggio nuovo e sorprendente che aveva in bocca. Intorno a sé solo cimici. E noi studentelli sbarbati che non capivamo chi avesse dipinto quell’incredibile quadro. Un titolo eccentrico, probabilmente, ma accettabile anche per il direttore Rembrani: “La vergine strizza le cosce”. Per strada non c’era più nessuno. Fiona poggiava sugli infissi di una mansarda di 60 mq. Insieme a lei tanti nuovi piccoli esseri amici.
Quella sera c’era la festa da Roberto Succhi: la grande occasione per pomiciare. Giochi della bottiglia e della semente zittita che avrebbero soddisfatto l’intero istituto K. Load. Fiona era con noi, ne sentivamo l’odore.
Leggenda vuole che, inavvertitamente, qualcuno la schiacciò. Io non ci ho mai voluto credere. Mi piace pensare che, quando in autunno chiudo le imposte, in mezzo a quei suoni sgradevoli e “croccanti” (scritch, crac, cruch) ci sia anche lei, Fiona Sandri, classe 1958.
(La mia infan-zia invece di toccarmi, E. Troppi, ed. Munch&Pearl, Imola, 2006)

4 commenti:
Come dicevo in qualche post fa:
In questo periodo riempirò l'imbuto di racconti, lapsus, decreti legge pubblicati sull'altro blog. Così nessuno potrà dire di non averli letti. O magari.
Alternando altre cose, come si fa con la pasta al forno.
io ho ancora il numero di cellulare, (allora non c'erano ancora i cellulari, ma i numeri di cellulare si).
però non mi fido a chiamarla perchè c'è sempre tutta quella gente in mezzo fra il cellulare chiamante e quello ricevente, ho paura che le radiazioni possano competere con il tg1 e piacere di più al pubblico che le capta.
comunque grazie che ne parli ancora, lei ti ringrazia, ora è qui.
Chiedendo l'amistà della censura mi sia concessa una breve storia...
...Virgo Parà era innanzitutto un figlio. A volte anche un poeta. Ogni giorno, infatti, Virgo scriveva una poesia. Sempre la stessa. Parlava di cani, mogli, cappelli, coiti interrotti. E apponeva le virgole riflettendo sulla natura del punto interrogativo. I suoi lettori ne ammiravano tantissimo gli asterischi. Quelli sì che ogni giorno erano diversi. Quando non riusciva ad esprimere concetti come "umano", "altro", "materia" si rivolgeva al suo amico scultore che, invece, la creta sa come si modella. Tutto scorreva. Un giorno, però, arrivò una saccente e quantomai antipatica(pure lei!)ragazzina, con indosso una toga da maschio. Virgo:"Prima che lei possa incolparmi le dico fin da ora che se scrivo la stessa poesia è proprio per non incorrere in equivoci". Antipatica:"Incolparla di cosa? Che lei un giorno potrebbe innam..."Virgo:"Non lo dica nemmeno. Lei è una persona oscena. Dica sperma, vacca, coito ma non quella" Antipatica:"Eppure lo ha già fatto,l'ultima aveva gli occhi azzurri e amava un musicista. Ci ha pure soffer...".Virgo: "La smetta di dire volgarità.Follia, ecco cos'è. Se ne vada". Antipatica: "Non ero qui per me ma per Fiona. E tutte quelle che sono venute dopo. Dovessi essere qua per me starei a casa a farmi l'interrogatorio da sola fingendo di avere i suoi stessi problemi. Ora da questo paesello me ne vado davvero, la libero. Oltre credo ci siano fabbri, cartai, calzolai. Al massimo mi trova là."
(sottoscritto dalle"After Fiona", nota girlband turca e Dal "Comitato Italiano Antiribaltamento Omagari")
Lettera Firmata
freedom of, freedom for. Quante ne so.
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